giovedì 27 giugno 2013

Ecco cosa succede al tuo profilo Facebook se muori

Vi siete mai chiesti cosa succederà al vostro account Facebook quando passerete a miglior vita? Ecco la risposta.

La morte, si sa, pone fine alla nostra esistenza su questa terra, ma alla morte fisica di una persona corrisponde anche una “morte digitale”? Sembrerebbe proprio di no.

Quando un utente di Facebook muore, infatti, il suo profilo non viene eliminato automaticamente, ma continua ad essere gestito come quello degli altri utenti. Di conseguenza, è molto probabile che  la sua foto continui a comparire sul newsfeed dei suoi amici, o che, addirittura, Facebook ricordi a un membro della sua famiglia di fargli gli auguri per il suo compleanno.
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“Siamo consapevoli che veder comparire la foto di un amico o un parente che è morto può essere molto doloroso, ma visto il numero di persone che muoiono ogni giorno probabilmente non saremo mai in grado di tenere il passo”

ha spiegato al New York Times un portavoce di Facebook.




Per Courtney Purvin, come si legge sul New York Times, è stato uno shock. Facebook le suggeriva di rientrare in contatto con un suo amico che aveva suonato il pianoforte al suo matrimonio quattro anni prima. Ma il suo amico era morto lo scorso aprile.

“Mi ha infastidito moltissimo, è stato come se fosse tornato dal mondo dei morti”, ha detto.

Attualmente il problema principale per Facebook è riuscire a capire quando un utente è morto, e considerato che nell'ottobre 2012 la piattaforma social contava circa 1 miliardo di utenti attivi, l’impresa è assai ardua. La necessità di trovare una soluzione automatica si fa sempre più indispensabile.

Facebook sta valutando l’ipotesi di utilizzare uno strumento capace di rilevare tutte le frasi che contengano parole chiave del tipo “Riposa in pace”, e poi fare analizzare più dettagliatamente il profilo così individuato da uno dei dipendenti. Si tratta però di una soluzione che presenta dei rischi, e che potrebbe dare luogo a scherzi di dubbio gusto.

Ma  cosa succede quindi dopo il decesso di un iscritto? 

Di solito la bacheca dell’utente deceduto viene inizialmente riempita di messaggi degli amici, poi pian piano l’attenzione diminuisce. La disattivazione non avviene in modo automatico, ma i parenti possono fare richiesta per far eliminare l’account del defunto tramite un apposito modulo.

In alternativa, dall’ottobre 2009, Facebook offre la possibilità di segnalare la morte di un amico o di un parente rendendo il suo profilo “Commemorativo”. 

Cosa succede all’account di un defunto quando viene reso “Commemorativo”?

Come è possibile leggere sulla pagina ufficiale di Facebook, le caratteristiche di un account “Commemorativo” sono le seguenti:

  • Nessun utente può effettuare l'accesso all'account commemorativo e non possono essere accettati nuovi amici
  • A seconda delle impostazioni sulla privacy dell'account della persona deceduta, gli amici possono condividere ricordi sul diario commemorativo
  • Chiunque può inviare messaggi privati alla persona deceduta
  • I contenuti condivisi della persona deceduta (ad es. foto e post) continuano ad essere su Facebook e sono visibili al pubblico con cui sono stati condivisi
  • I diari commemorativi non appaiono in "Persone che potresti conoscere" e altri suggerimenti



Affinché un parente o un amico possano richiedere la conversione di un account in uno commemorativo, sarà necessario compilare un modulo in cui oltre ad alcune informazioni personali sul defunto (nome, cognome, data di nascita, indirizzo email) si chiede di linkare al necrologio o a qualche altro documento che ne certifichi la morte. Tuttavia, questo strumento non è molto pubblicizzato dal noto social network, di conseguenza sono ancora pochi i profili di persone morte che sono stati trasformati in commemorativi.
È già successo infatti che in passato questa funzionalità sia stata usata per diffondere notizie false circa la morte di qualche utente, e che quindi sia stata tolta la possibilità di aggiornare il proprio profilo a persone vive e in ottima salute.

Quindi come recuperare i dati di un utente Facebook deceduto?

I social network, e in generale i servizi  web, normalmente impediscono a chiunque l’accesso ai dati di un utente deceduto, per una ragione di privacy. Tuttavia, Facebook prevede due possibilità per liberare i contenuti di un utente da questa restrizione

La prima è l’autorità giudiziaria. Se c’è un giudice che presenta una richiesta scritta di accesso ai dati, Facebook acconsente. L’unica altra alternativa è lasciare un documento scritto in cui si chiede a Facebook di permettere ai parenti di scaricare i dati del proprio profilo. Se si ha questa intenzione, forse è meglio pensarci fin da ora. Non si sa mai nella vita.

In alternativa c’è il FAI DA TE

Oltre alla “Commemorativizzazione”, che è riservata ai parenti degli utenti defunti, ci sono invece applicazioni che tutti possono usare, e che permettono di lasciare messaggi “post-mortem”, scritti quando si è in vita, e programmare la data in cui verrà pubblicato il post che noi decideremo in anticipo. Tra queste vi sono If I Die e Dead Social, che donanano di fatto all'utente una "immortalità digitale".

Mauro d'Angelo

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mercoledì 6 marzo 2013

Shopping e smartphone: il connubio perfetto!


Acquistare online con lo smartphone è la soluzione preferita dal 44% dei consumatori negli USA,  una tendenza che si sta diffondendo rapidamente anche in Italia.

Negli USA 6 possessori di smartphone su 10 lo utilizzano  per effettuare ricerche online su prodotti di varia natura, mentre il 44% lo utilizza per acquistare prodotti e servizi. Se si considerano però solo i cittadini tra i 18 e i 24 anni, le percentuali salgono rispettivamente del 64 e del 58 per cento.
Ad affermarlo è uno studio di ricerca pubblicato da SAY Media.


Dalla ricerca emerge che:

“i dispositivi mobili stanno cambiando il modo in cui i consumatori interagiscono con i prodotti e marchi in tutto il processo di acquisto”.

Nella situazione in cui attualmente ci troviamo, infatti:

  “diventa fondamentale per le aziende disporre di una versione del sito web ottimizzata per dispositivi mobili che aiuti l’utente in tutte le fasi del processo di acquisto e, allo stesso tempo, offrire campagne geo-localizzate in grado di aumentare la brand awarness”.
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In questo contesto, la rapida diffusione di smartphone e tablet alla quale stiamo assistendo,  può fungere da trampolino di lancio per raccogliere informazioni su prodotti e servizi che poi successivamente saranno acquistati online tramite PC o nei negozi fisici.

In particolare, secondo lo studio di Tradedoubler intitolato “Mobile consumers & you”, il 38% degli utenti che hanno utilizzato un dispositivo mobile per ricercare informazioni su un prodotto, hanno poi completato l’acquisto in negozio, il 25% lo ha acquistato tramite smartphone, il 47% lo acquisterà successivamente mediante il PC e il 7% porta a termine l’acquisto tramite tablet.

Ma il mobile-commerce offre anche grandi opportunità in ambito pubblicitario: Nel 2012, in Italia, “il 10% di traffico su internet proveniva da dispositivi mobili, mentre nel 2011 era stato solo il 5%: un percentuale destinata presto a raddoppiarsi, e altrettanto faranno gli investimenti pubblicitari”.

Ciò è quanto affermato da Vittorio Lorenzoni, market unit leader south di Tradedoubler.

Mauro d'Angelo

giovedì 21 febbraio 2013

Comunicare con le aziende, i consumatori vogliono i social network


I Social Media rappresentano  uno strumento dalle grandissime potenzialità per le aziende, tuttavia, ancora oggi, molte di queste non ne sono consapevoli. Nell’ambito del Customer Service, ad esempio, il 59% dei consumatori afferma che vorrebbe comunicare col brand al fine di ottenere un servizio migliore. Il 78% dei clienti, inoltre, non porta a termine il processo di acquisto a causa di problematiche connesse al servizio clienti. Ad affermarlo è uno studio condotto da louisfoong.com dal titolo “Customer and client experience”.


Probabilmente ad alimentare lo scetticismo delle aziende nei confronti dei Social Media è la difficoltà di misurazione dei risultati e quindi del ritorno degli investimenti.
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I tre quarti delle aziende intervistate durante l’indagine dal titolo “Quarterly Digital Intelligence Briefing: Managing and Measuring Social” condotta da Econsultancy/Adobe, afferma che misurare l’impatto che i Social Media hanno sulle aziende è un’ardua impresa, due terzi delle aziende dichiara che i propri obiettivi sulle piattaforme social non sono ben definiti.

Delle aziende intervistate, la maggioranza dichiara di non misurare le prestazioni ottenute dalle campagne e le attività sui Social Media, tuttavia, quelle di grandi dimensioni (fatturato annuo> 150 milioni di dollari) prestano maggiore attenzione rispetto a quelle di piccole dimensioni nel misurare la differenza tra gli obiettivi raggiunti e quelli prefissati (42% vs 28%).

Uno dei dati più interessanti della ricerca è che il 44% delle piccole imprese e il 45% di quelle grandi ha dichiarato che la questione della misurazione dei risultati non è di primaria importanza, “l’importante è esserci”.

I Social Media offrono un canale di comunicazione che i clienti sono ben felici di utilizzare. L’era delle lunghe attese ai call center stà cedendo il passo ad una comunicazione pari a pari, immediata, altamente qualificata e in grado di fornire le informazioni e il supporto necessari in modo semplice e immediato.

In questo nuovo scenario che si è creato, sono diverse le aziende che hanno compreso le esigenze dei consumatori e hanno deciso di attrezzarsi organizzando corsi di formazione interni o affidando la comunicazione sui Social Media ad agenzie esterne specializzate.

Per concludere, prima le aziende decideranno di instaurare una comunicazione orizzontale con i clienti,  abbandonando quindi la purtroppo usuale logica “top down”, e prima riusciranno a rubare fette di mercato alla meno lungimirante concorrenza.

Mauro d'Angelo

mercoledì 13 febbraio 2013

La gestione dei rischi sui social media

I social media rappresentano un'enorme opportunità per le aziende in termini di visibilità e relazione con i clienti, tuttavia, se utilizzati nel modo sbagliato, essi possono trasformarsi in un’arma a doppio taglio, dove la ferita più grave può essere inferta alla Brand Reputation.


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I social media sono una benedizione e allo stesso tempo un grande pericolo per le organizzazioni che ne fanno uso, ad affermarlo sono il 66% delle aziende intervistate dalla società californiana Altimeter Group all'interno dello studio annuale intitolato "Guarding the Gates: The Imperative for Social Media Risk Management".

Se da un lato infatti l’era dei Social Media ha portato nel mondo delle imprese una ventata di aria fresca, anzi, un vero e proprio uragano che ha modificato radicalmente il modo di comunicare delle aziende e l’interazione di queste ultime con i clienti, dall’altro non bisogna dimenticare che, proprio come gli uragani, i Social Media hanno l’enorme potere di distruggere in poco tempo ciò che si è conquistato duramente nel corso degli anni.
Lo studio condotto da Altimeter Group è stato realizzato grazie ad una combinazione di sondaggi online su un campione di 92 professionisti appartenenti a diverse aree professionali, interviste qualitative con 36 aziende ed infine l’analisi di informazioni disponibili al pubblico.

Grazie a queste informazioni è stato possibile rilevare quali sono i 4 principali rischi che si corrono sui Social media.
  1. Danno alla brand reputation: Il 66% delle aziende intervistate ha affermato che i social media rappresentano un rischio critico alla reputazione dell’organizzazione. I danni  alla reputazione del brand possono tradursi in una perdita di fiducia e credibilità nell’organizzazione da parte dei consumatori.
  2. Rilascio di informazioni riservate: Che sia accidentale o intenzionale, per loro stessa natura i Social Media possono facilitare la diffusione accidentale di informazioni. Il 32% delle aziende intervistate afferma infatti che i Social Media costituiscono un rischio critico per la perdita di informazioni riservate.
  3. Violazioni legali, delle normative e dei regolamenti:  Se da un lato il governo collabora con le industrie private per riformulare la regolamentazione in materia di social media, dall’altra ci sono aziende che cercano di sfruttare al meglio questi ultimi e, allo stesso tempo,  sono ben attente a non violare alcuna legge o normativa.
  4. Furto di identità e falsificazione di notizie: I casi di furto di identità sui social media sono più numerosi di quanto si possa immaginare. Capita infatti spesso di assistere a pagine Facebook non ufficiali e account Twitter  che portano i nomi di aziende per conto delle  quali diffondono in maniera non autorizzata false informazioni.   Per il 25% delle aziende intervistate questo rappresenta un rischio gravissimo.
Tuttavia, il rischio non è distribuito in egual modo su tutte le piattaforme. In generale, più è alta la popolarità della piattaforma, maggiore saranno i livelli di rischio. Ma non bisogna dimenticare le specifiche peculiarità di ogni social media, a differenti piattaforme, infatti, corrisponderanno differenti pubblici, differenti modi e livelli di interazione e di conseguenza differenti rischi.



Volendo escludere a prescindere la possibilità di un’organizzazione di non reagire alla crisi, ad oggi non è sufficiente nemmeno che questa tenti di risolvere i problemi dopo che si sono presentati, è necessario infatti passare dallo stato di reattività a quello di proattività. Il modo migliore per un’organizzazione di diventare proattiva, riducendo così l’impatto che una eventuale crisi legata ai social media potrebbe avere, è quello di possedere nei tessuti aziendali un processo di gestione della crisi sui Social Media.

Il processo di gestione del rischio sui Social Media si basa su 4 fasi:


  1. Identificazione dei rischi. In primo luogo è necessario identificare i rischi potenziali che possono manifestarsi attraverso i social media, ad esempio  una campagna negativa da parte di un singolo attivista o di un’organizzazione, oppure il grave rischio  che i Social Media amplifichino a dismisura e in breve tempo un evento negativo o un episodico incidente che potrebbe compromettere l’immagine aziendale;
  2. Fare una stima dei rischi. Prevenire è meglio che curare. Non è un semplice detto, ma è la regola principale che un’azienda deve seguire per evitare danni irreparabili alla brand reputation. È necessario stilare una lista dei rischi che potrebbero manifestarsi, assegnare ad ognuno di essi una priorità di importanza ed una probabilità di accadimento e, in base ai valori assegnati, dare priorità ai rischi in cima alla lista;
  3. Gestire e mitigare. In questa fase l’organizzazione dovrà mettere in atto un’attività di gestione e attenuazione della crisi attraverso gli strumenti che già si hanno a disposizione. Molte delle aziende facenti parte del campione intervistato hanno affermato di utilizzare diverse strategie di mitigazione,  come ad esempio la somministrazione di specifici corsi di formazione per i dipendenti. È il caso ad esempio di DELL che, attraverso un efficace corso di formazione interno, mette gli impiegati nelle condizioni di diventare dei veri e propri social media brand advocates;
  4. Monitorare e valutare. In virtù della loro stessa natura mutevole, il panorama dei rischi che le aziende possono correre sui Social Media è in costante cambiamento, è fondamentale non farsi cogliere impreparati davanti a una crisi, ed per questo motivo che le aziende dovrebbero costantemente aggiornare la propria lista di rischi potenziali e mettere in atto nuove strategie di mitigazione e risposta ad ogni evenienza.
Ma da dove cominciare?
La prima cosa da fare è innanzitutto dotarsi di uno o più strumenti di Social Media Monitoring (detti anche Social Media Tools). Questi strumenti permettono di monitorare in tempo reale ciò che si dice del proprio brand sui vari social network,  sono dotati di funzioni di “alert” che avvisano quando la propria azienda viene menzionata su una piattaforma social , individuano i trends e offrono altre preziose funzionalità. Conoscere  ciò che si dice del proprio Brand in rete è il primo passo da compiere prima di instaurare quel meccanismo di proattività che porterà l’organizzazione ad imparare a prevedere la crisi oltre che a fronteggiarla. Non bisogna dimenticare, inoltre, che l’attività di monitoraggio va condotta costantemente, ogni giorno e addirittura ogni ora,  prima si avrà consapevolezza dell’eventuale problema e prima ci si potrà adoperare per risolverlo.
Insomma, per concludere, ad oggi per le aziende essere presenti sui social network può rivelarsi una grande opportunità ma anche costituire un grande rischio se l’attività non viene svolta nel modo corretto e non si utilizzano specifici strumenti di controllo, tuttavia, a volte, non essere presenti potrebbe rappresentare un danno ancora maggiore.

Mauro d'Angelo

giovedì 22 novembre 2012

Come creare la copertina di Facebook e lo sfondo per Twitter con le foto di Instagram


Da oggi, grazie ad un intuitivo e semplice tool online, è possibile creare un suggestivo collage fotografico specifico per la copertina di Facebook, lo sfondo per il proprio account Twitter, il wallpaper per il desktop e per il proprio smartphone o iPod.

Oramai famoso a livello mondiale, Instagram, il social network fotografico divenuto famoso per i suoi spettacolari filtri retrò, vanta attualmente 11 milioni di utenti attivi ogni giorno e 100 milioni di utenti registrati con oltre 5 miliardi di foto condivise (fonte Business Insider).

Ma a volte guardare tante foto sul “piccolo” schermo dello smartphone può essere difficoltoso.

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Per andare incontro agli utenti, negli ultimi tempi si sono diffusi diversi programmi per visualizzare le foto di Instagram dal proprio PC, e ognuno di questi offre alcune funzionalità aggiuntive che a volte risultano essere molto utili e interessanti. Ad esempio Gramfeed, che integra Google Maps e organizza le foto in base al luogo dove sono state scattate, oppure Followgram, che permette di ottenere una url personalizzata delle foto per condividerle attraverso gli altri canali social e un QR code che permette di fare il follow sul profilo semplicemente scattando una foto col cellulare, c’è poi Statigram, che fornisce delle statistiche sull’attività svolta, questo solo per citarne alcuni.

Oggi però vi parlerò di Instush, un utilissimo tool online che permette di creare la copertina di Facebook, lo sfondo per il profilo di Twitter, quello per il desktop e per il proprio smartphone o iPod.
Ma vediamo come funziona.


Copertina di Instagram delle stesse dimensioni di quella di Facebook


Collegandoci a questo indirizzo http://www.instush.com/tools , una volta effettuato il log-in con le credenziali  di accesso di Instagram, potremo selezionare il tipo di sfondo di cui abbiamo bisogno (Facebook, Twitter ecc.) e, successivamente, potremo cominciare a creare il nostro personalissimo wallpaper.

Le opzioni di personalizzazione sono molteplici:

  • Fonte delle foto: Potremo scegliere di utilizzare per lo sfondo le foto pubblicate da noi, quelle a cui abbiamo messo “mi piace”, quelle di un determinato utente (inserendo il suo nome), oppure cercare le foto in base ad uno specifico tag che andremo ad inserire;
  • Risoluzione: Per Facebook e Twitter i formati sono quelli standard previsti dai due social network, 851x315 per il primo e 1900x1100 per il secondo. Per lo sfondo del desktop potremo invece selezionare la risoluzione in base al nostro monitor e, infine, per il nostro dispositivo mobile potremo scegliere il modello che ci interessa;
  • Colore della base dello sfondo: Qui avremo massima libertà di scelta inserendo il codice del colore che desideriamo;
  • Stile del collage: Ci sono 3 stili tra cui possiamo scegliere, Photo Matrix, Photo Pile e Collage (vedi foto sotto).
Differenti tipi di collage dispobibili su Instush

Qualora  le foto che compaiono in basso non ci soddisfino, potremo cliccare su “Shuffle photos” per mischiarle oppure su “Older Photos” per attingere alle foto pubblicate precedentemente.

Fatto ciò dovremo semplicemente spostare con il nostro mouse il rettangolo blu che compare in basso, una volta posizionato nella zona che desideriamo, ci basterà cliccare sul tasto Create Now!


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Mauro d’Angelo

mercoledì 14 novembre 2012

Ecco perchè l’iPhone 5 non ha l’NFC

Le novità attese con lancio del nuovo iPhone 5 erano molte, alcune sono state soddisfatte, altre no, ma ciò che ha colpito maggiormente è stata l’assenza del chip NFC per i pagamenti di prossimità. Una scelta strategica che ha alla base un nuovo servizio: Passbook, l’anti NFC.
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Sebbene Google e Microsoft abbiano deciso di abbracciare la tecnologia NFC garantendone il supporto su Android e Windows Phone, Apple non è stata dello stesso avviso per l’ iPhone 5.

Samsung, col suo Galaxy S3, e Nokia, col Lumia 920, (entrambi dotati di Chip NFC), hanno dato una forte spinta alla diffusione di questa tecnologia dalle enormi potenzialità ma ancora così poco sfruttate. Consapevoli del noto potere di Apple di dettare tendenze ed esigenze di consumo, sono stati in molti ad aver riposto nell’iPhone 5 le loro speranze in una diffusione capillare della tecnologia NFC, speranze che Tim Cook, CEO di Apple, ha fatto tramontare.

Ma vediamo i due antagonisti: L’NFC e Passbook.

  • L’NFC (Near Field Communication) è una tecnologia che dota un dispositivo di una connettività wireless a corto raggio (pochi centimetri).  Tale capacità può essere utilizzata per vari scopi: Acquisto di biglietti, pagamenti, configurazione dei dispositivi, scambio dati e molto altro.
  • Passbook, il nuovo servizio introdotto da Apple in alternativa all’NFC e sul quale pubblicherò presto un focus specifico, è un sistema che consente di utilizzare il proprio iPhone come una sorta di portafoglio virtuale in cui inserire coupon, carte fedeltà, biglietti elettronici, etc.

Ma perché Apple ha deciso di non inserire un chip NFC nell’iPhone 5?

Di fronte alla candida domanda Perché l’iPhone 5 non ha l’NFC?, Phil Schiller, Vice Presidente senior di Apple, ha risposto Perché PassBook fa già il tipo di cose di cui le persone hanno bisogno oggi..

Apple non ha implementato l'NFC nell' iPhone 5


In pratica Apple ha deciso di non seguire la tendenza e crearne una propria. Questa mossa potrebbe da un lato rivelarsi una grande rivoluzione, ma dall’altro anche un boomerang per Apple, la quale ha perso un treno che potrebbe portare molto lontano.

In realtà a questa motivazione è possibile aggiungerne un’altra di non poca rilevanza:

Questa seconda motivazione fa riferimento all’esperimento presentato dal Dr. Miller, ex NASA e famoso per essere uno dei più grandi ricercatori al mondo nel campo della sicurezza (attualmente il più importante ricercatore per i prodotti Apple), durante la conferenza tenutasi recentemente  a Las Vegas e intitolata Black Hat 2012.

Tag NFC Malevolo utilizzato dal Dr. Miller
Il Dr. Miller per il suo esperimento si è servito di un tag NFC malevolo attraverso il quale, grazie ad una tecnica hacker denominata fuzzing (progettata per mandare un dispositivo in crash) è riuscito, semplicemente avvicinando il tag ad un dispositivo NFC, a far si che quest’ultimo si collegasse ad una pagina web contenente codice malevolo. Ciò ovviamente costituisce un  enorme rischio per una tecnologia progettata per effettuare pagamenti con le proprie carte di credito, ed è stato proprio questo, secondo alcuni, a dissuadere Apple dall’implementare l’NFC nell’iPhone 5.


Per chiudere, una riflessione personale:

Ci troviamo attualmente in un circolo vizioso, finché non ci saranno un numero sufficiente di applicazioni, negozi e servizi che sfruttino la tecnologia NFC, i produttori di Smartphone e dispositivi mobili non saranno disposti ad investire in questa tecnologia implementandola in tutti i device e facendo si che si diffonda in modo capillare. Tuttavia, dall’altra parte, abbiamo gli sviluppatori e le aziende che si rifiutano di investire risorse in applicazioni e servizi destinate ai pochi possessori di dispositivi NFC.

Le cose cambieranno? Se si, quando? E voi che ne pensate?


Mauro d’Angelo

venerdì 28 settembre 2012

Il display del cellulare non si spegne quando è in carica: La soluzione!


Se anche a voi da un po di tempo a questa parte lo schermo del cellulare non si spegne quando è sotto carica allora siete fortunati, in questo articolo troverete la soluzione a questo fastidioso problema!

Probabilmente se avete questo problema significa che il vostro è uno smartphone Android e avete installato l’utilissimo programma “Extended Controls”. Anche io, come molti voi, prima di trovare la soluzione a questo problema le ho provate davvero tutte, come modificare le impostazioni del risparmio energetico o modificando il tempo di spegnimento automatico dello schermo, ma niente da fare, per diverse settimane quando il cellulare era in carica ho dovuto spegnere il display premendo il tasto di blocco dello schermo, un’operazione davvero scomoda dato che spesso utilizzo lo smartphone anche quando è in carica.

Ma come risolvere il problema?

La soluzione è tanto semplice quanto inspiegabile, ad ogni modo….funziona! Ed è questo quello che conta!
Innanzitutto mettete il cellulare in carica. Successivamente, dalla Home tenete premuto il dito su un punto vuoto dello schermo e aggiungete un nuovo Widget, nello specifico aggiungete “Extended Controls (1X1)”. Dalla schermata che vi uscirà andate su “+ Aggiungi un nuovo controllo” e successivamente selezionate la funzionalità “Stay awake” (guardate la foto in basso).


Fatto ciò, sempre col cellulare sotto carica, cliccate e quindi attivate il widget appena creato (facendo quindi in modo tale che lo schermo non si spenga mai)  e lasciate il cellulare così per 5 minuti.  Passati i 5 minuti disattivate  il widget premendoci sopra, a questo punto il problema è risolto! Da questo momento in poi magicamente il display del cellulare si spegnerà da solo anche quando sarà sotto carica!


Mauro d’Angelo